I biocarburanti
Come sarà l’automobile del futuro? E con che carburante funzionerà?
Non esiste “un’automobile del futuro”, bensì il carburante del futuro. Il futuro di cui vi parlo è molto
vicino e potrebbe essere anche domani. Il carburante del futuro,infatti, esiste già e la tecnologia per
utilizzarlo pure. Basta solo iniziare a farlo.
La benzina ed il gasolio tradizionali causano inquinamento, effetto serra, malattie… morte. Il carburante di
origine vegetale, invece, non provoca nessuno di questi effetti negativi ed è rinnovabile in tempi brevi. Ecco
perché il biodiesel ed il bioetanolo saranno il carburante del futuro.
IL BIODIESEL
Il biodiesel è un prodotto naturale che può essere utilizzato nell’autotrazione e come combustibile nel
riscaldamento.
Rudolf Diesel, nei primi anni del novecento, concepì il motore diesel per funzionare con oli vegetali; egli
utilizzò come combustibile dell’olio di arachide. Purtroppo, l’evoluzione del motore diesel non è sempre
compatibile con il combustibile utilizzato in origine. Alcuni modelli di vetture, infatti, necessitano di piccoli
interventi tecnici, come la sostituzione delle guarnizioni e dei condotti in gomma per funzionare a biodiesel.
Le caldaie a gasolio, invece, possono bruciare biodiesel senza nessuna modifica tecnica.
COME SI PRODUCE?
- La materia prima, costituita da semi di colza, girasole o soia, viene spremuta, ricavandone un olio alimentare. Questo olio è, però, troppo denso per alimentare tutti i modelli di motore diesel.
- L’olio viene sottoposto a una reazione di transesterificazione che serve a spezzare i trigliceridi in molecole più piccole e quindi più fluide. In questa fase avviene la separazione della glicerina dal biodiesel, che è pronto per essere utilizzato.
VANTAGGI AMBIENTALI
- E’ una fonte energetica rinnovabile, perché è un prodotto agricolo.
- E’ biodegradabile, quindi un suo accidentale spargimento sul suolo o nelle acque non causa danni ambientali.
- Garantisce ottime prestazioni dei veicoli e degli impianti di riscaldamento.
- Non contiene zolfo, e causa emissioni di monossido di carbonio minori del 35% rispetto a quelle del diesel tradizionale.
- Non contribuisce all’effetto serra, perché la quantità di anidride carbonica che rilascia nell’atmosfera è la stessa che viene assorbita da colza, girasole e soia per crescere.
- Diminuisce, rispetto al gasolio, la fumosità dei gas di scarico emessi dai motori diesel e dagli impianti di riscaldamento (- 70%);
- Non contiene sostanze pericolosissime per la salute quali gli idrocarburi aromatici (benzene, toluene ed omologhi) o policiclici aromatici;
IL BIOETANOLO
Il bioetanolo è un alcool (etanolo o alcool etilico) ottenuto mediante un processo di fermentazione di diversi
prodotti agricoli ricchi di carboidrati e zuccheri quali i cereali (mais, sorgo, frumento, orzo), le colture
zuccherine (bietola e canna da zucchero), frutta, patata e vinacce.
Il Bioetanolo può essere aggiunto nelle benzine per una percentuale che può arrivare fino al 30% senza dover
modificare in nessun modo il motore. Adottando alcuni accorgimenti tecnici, può essere utilizzato puro al 100%
come avviene in Brasile dove, per ragioni di politica energetica locale, l'etanolo è stato utilizzato per diversi
anni anche come carburante "unico" in sostituzione della benzina.
A differenza del biodiesel, il bioetanolo è molto più costoso da produrre. Secondo alcuni studi, affinché il
biodiesel risulti competitivo, il prezzo del petrolio dovrebbe aggirarsi sui 75 € al barile, mentre nel caso del
bioetanolo il prezzo dovrebbe salire a 95 € al barile.
LE PROSPETTIVE DI SVILUPPO DEI BIOCARBURANTI in Italia
La produzione di biocarburanti in Italia, come in tutta Europa, sembra essere destinata a crescere.
La nuova legge finanziari 2006 ha infatti destinato 10 milioni di euro per la produzione di 20.000 t/annue di
biodiesel defiscalizzato e 5 milioni per promuovere ricerca e sperimentazione. E’ stato poi costituito un fondo
per la promozione e lo sviluppo delle filiere agroenergetiche, anche attraverso l’istituzione di certificati per
l’incentivazione, la produzione e l’utilizzo di combustibili da trazione. Questo fondo ammonta a circa 43 milioni
di euro.
Dal 1 luglio 2006, i produttori di diesel e benzina sono obbligati a miscelare le due sostanze con biocarburanti
nella misura dell’1%. Ogni anno, questa percentuale dovrà aumentare dell’1%, fino ad arrivare al 5% nel 2010.
La crisi dell’industria dello zucchero, provocata dalla perdita di competitività e dal taglio alla produzione
nazionale imposto dall’Unione Europea (da 240 mila ettari coltivati a barbabietola nel 2005 si dovrà scendere a
meno di 100 mila) contribuirà ad incrementare la produzione di bioetanolo. L’UE erogherà, infatti, a beneficio
degli industriali del settore 785 milioni di euro, una grossa cifra che la Confagricoltura ritiene debba essere
investita per un iniziale sviluppo della filiera del bioetanolo. Gli impianti di raffinazione dello zucchero ben
si prestano ad essere riconvertiti alla produzione di biocarburante o di energia elettrica ricavata dalla
combustione di biomasse. Due società, Actelios e SECI, questo lo sanno bene. Esse hanno infatti siglato un
accordo che porterà alla riconversione di quattro zuccherifici in impianti alimentati con biomasse per la
produzione di elettricità, per una potenza complessiva di 150 MW. (Fonte: Ilsolea360Gradi)

