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L'energia rinnovabile

Le fonti di energia rinnovabile sono inesauribili nel tempo e la loro produzione non danneggia l’ambiente. L’utilizzo dell’energia rinnovabile è un’esigenza che accomuna tanto i paesi industrializzati, quanto quelli in via di sviluppo. Questo perché, se per i paesi in via di sviluppo le energie rinnovabili rappresentano una possibilità di sviluppo sostenibile, i Paesi industrializzati necessitano, nel breve periodo, di una riduzione delle emissioni di gas serra e dell’inquinamento atmosferico, di una diversificazione del mercato energetico e di una maggiore sicurezza nell’approvvigionamento. Ecco che per entrambi la sfida principale consiste nell’espansione del mercato delle energie rinnovabili, nella riduzione dei costi delle diverse tecnologie, nel supporto agli investitori e agli utenti finali, nella promozione di progetti e nel sostegno alla ricerca nei diversi settori. Lo sviluppo della tecnologia ha consentito di produrre energia rinnovabile, da alcune fonti, ad un prezzo di mercato, come è avvenuto per l’energia eolica e per quella idroelettrica.

Le energie rinnovabili sono

  • Idroelettrico
  • Biomasse
  • Eolico
  • Geotermia
  • Solare termico
  • Fotovoltaico
  • Energia marina

Sulla base dei dati attualmente conosciuti, si stima l'esaurimento del petrolio verso il 2040 o, per i più ottimisti, circa 100 anni dopo. Il carbone sarà invece disponibile per ulteriori 100 anni. L'utilizzo di fonti alternative diventa a questo punto sempre più importante. (Fonte: Enel S.p.A). Ma è veramente possibile sostituire il sistema energetico tradizionale, basato sullo sfruttamento delle energie fossili, con l’energia rinnovabile?
A questo riguardo Hermann Scheer, presidente di EUROSOLAR l’Associazione Europea per le energie rinnovabili, afferma che molte ricerche dimostrano in modo inconfutabile la possibilità di un ri-orientamento completo entro il 2050 verso le energie rinnovabili.

E’ necessario, dunque, iniziare sin da subito a produrre quantità industriali di energia rinnovabile per non farci trovare impreparati nel momento in cui sarà spillata l’ultima goccia di petrolio. E in un’intervista pubblicata sull’inserto “Nòva” de “Il Sole 24 Ore” emerge che questo momento è molto vicino. L’intervistato è Kenneth Deffeyes, 74 anni, geologo e figlio di un ingegnere petrolifero. Negli anni cinquanta lavorò alla Shell assieme a Marion King Hubbert, di professione geologo. Nel 1956 Hubbert pubblicò un articolo nel quale teorizzava – sulla base dei consumi petroliferi e delle scoperte di giacimenti – che la produzione americana di greggio avrebbe raggiunto il picco nei primi anni 70. Gli storici ora affermano che accadde proprio così.
Deffeyes è convinto che anche la seconda previsione fatta più tardi da Hubbert – il picco della produzione mondiale arriverà intorno all’anno 2000 – si sia già realizzata. In un’altra previsione sia Deffeyes che Hubbert si trovano concordi: la produzione mondiale di greggio è destinata a declinare dapprima con lentezza, poi più rapidamente.

Si capisce che non c’è più tempo da perdere per portare alla ribalta l’energia rinnovabile. Anche perché, se non sostituirà lei il petrolio, ci penserà a farlo l’energia nucleare.

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